Bio: è sempre meglio?

Nell'ultimo periodo si parla spesso di cibi "puliti", "sani" e "naturali", privi dei veleni che invece si trovano in tutto ciò che proviene dall'agricoltura e dall'allevamento tradizionale. La portata del fenomeno dei cibi bio è rappresentativa della necessità che sentiamo oggi di essere sicuri che quello che mangiamo provenga direttamente dalla natura, senza essere intaccato da sostanze "chimiche" e "industriali" che nuociono alla nostra salute.

Ma cosa vuol dire bio? Bio non significa privo di pesticidi: quelli di origine naturale sono permessi e largamente utilizzati. E solo perchè non provengono da un laboratorio, non significa che non siano ugualmente dannosi per l'ambiente: il rotenone e i sali di rame, che sono permessi nell'agricoltura biologica, sono tossici e difficili da smaltire dal terreno. Insomma: naturale non significa necessariamente innocuo. Come industriale non significa nocivo

E' vero invece che la percentuale di pesticidi che rimane sull'alimento bio è inferiore, ma attenzione: la normativa dell'Unione Europea sull'uso dei pesticidi, impone severissimi controlli sui prodotti finali, e la soglia di sicurezza fissata dall'UE impone è molto al di sotto della soglia di sicurezza tossicologica. Questo significa che anche i prodotti da agricoltura convenzionale sono sicuri, e sebbene utilizzino pesticidi di sintesi non potrebbero essere in circolazione se non fossero ritenuti totalmente innocui per la salute umana.

Il problema è che nell'immaginario comune ai cibi tradizionali si associa un rischio pericolosamente alto di ingerire sostanze tossiche per l'organismo: il divario di sicurezza percepita tra i due settori è assai maggiore di quanto viene evidenziato dai dati scientifici, e i consumatori sono disposti a pagare frutta e verdura tre volte di più a garanzia della sicurezza di quello che hanno messo nel piatto.


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