Cosa significa vivere e informarsi in Cina?


Siamo così abituati alla "libertà" occidentale che spesso non ci rendiamo conto di come in altre zone del mondo la comunicazione possa essere veicolata dal governo e dalla politica. Parliamo della Cina, un Paese in cui la memoria di intere stragi, scandali e soprusi può essere cancellata per sempre dal governo con un clic. In Cina non esistono Facebook, WhatsApp o Twitter. Si usa invece WeChat, un'applicazione di messaggistica che permette anche di scambiarsi valuta, pagare i taxi e fare tante altre cose. Quasi tutti in Cina sono registrati nell'app, sulla quale il governo ha un controllo totale: può acquisire tutti i dati degli utenti e decidere in ogni momento cosa censurare. L'anno scorso ha censurato Winnie The Pooh per la sua somiglianza con il presidente Xi Jinping. Immaginate come possa comportarsi verso qualsiasi altra manifestazione di dissenso politico espresso online. Anche la famosa app di video in playback Tik Tok appartiene a una società cinese. Il ché ha portato molte potenze occidentali a preoccuparsi che il governo cinese potesse ottenere i dati dei suoi utenti, 1 miliardo in tutto il mondo, e decidere di censurare tutti i contenuti politici e culturali con cui non è d'accordo. Negli ultimi mesi si sta sentendo parlare dei "campi di detenzione" cinesi, in cui gli uiguri vengono rinchiusi indiscriminatamente dal governo. Il tutto avviene in nome di una "lotta al terrorismo" che in realtà si pensa mascheri una gravissima repressione etnica. Il problema è che al di fuori della Cina non trapela niente: il governo non fa dichiarazioni, la popolazione è all'oscuro di tutto. Sui social network non se ne può parlare. Come rompere il silenzio? Una ragazza americana è riuscita ad aggirare la censura del governo cinese su Tik Tok, pubblicando un finto tutorial di trucco in cui in realtà esorta tutti i ragazzi a informarsi su quello che sta succedendo agli uiguri in Cina. Questo ci può far riflettere sul potere che diamo a chi possiede i mezzi di comunicazione su cui si basa ormai la nostra società. E su quanto sia labile la libertà di parola di cui godiamo oggi online.

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