Hate speech: perché stiamo superando il limite?

Negli ultimi mesi si stanno intensificando gli episodi e le manifestazioni di fascismo, nazismo e antisemitismo. Ne sentiamo parlare così spesso che ogni volta ci scandalizziamo un po' di meno. E questo è un problema molto più grave di quello che pensiamo.

Quando siamo piccoli ci insegnano che alcune ideologie sono "intoccabili". Non possiamo metterlo in discussione e non possiamo scherzarci su, per una questione di rispetto nei confronti di un periodo storico che non abbiamo vissuto e le cui sofferenze non possiamo immaginare.

Gli estremisti sono sempre esistiti, si sa, ma quei fenomeni che fino a poco tempo fa ci avrebbero fatto rabbrividire adesso sembrano venir "normalizzati" sempre di più. Ci stiamo abituando a vedere messi in discussione l'antisemitismo, il nazismo, il fascismo. I riferimenti più o meno seri ai governi autoritari non ci spaventano più.

Come mai proprio adesso? La responsabilità è in parte della politica, che attraverso gesti più o meno velati sta legittimando opinioni più antidemocratiche e violente. Lo abbiamo visto con gli attacchi a Liliana Segre, che si sono scatenati dopo la mancanza dell'appoggio di metà Parlamento alla sua commissione. Eppure il suo unico orientamento politico è la lotta all'odio, alla discriminazione, alla perdita della memoria verso gli obrobri del passato. Cose che non pensavamo potessero essere mai dette, improvvisamente non sembrano più dei tabù, le vediamo urlate apertamente sui social e condivise da molte persone senza vergogna. Magari anche in nome della "libertà di parola". E se in questo periodo ci sentiamo dire che "ci stanno rubando i nostri valori", la colpa viene data a dei simboli come i tortellini di pollo e le zucche di halloween. Questi improvvisamente sembrano più pericolosi di un ragazzo che si traveste da SS, di 200 persone che ogni giorno augurano a una senatrice di tornare nei campi di sterminio e delle continue allusioni dei politici ai dittatori del passato. Qualcosa che possiamo fare nel nostro piccolo è evitare che oggi questi episodi vengano commentati con un “ma dai, ma cosa sarà mai", perchè un domani chissà quali altri valori ci potranno sembrare non così scontati.


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