Hong Kong: one country, two systems

"One country, two systems". E' questa la caratteristica della città di Hong Kong: fa parte della Cina ma ha un sistema amministrativo e legislativo totalmente separato. Autonomia e indipendenza sono due valori fondanti della cultura degli abitanti di Hong Kong, che dal 1842 è stata governata da uno stato occidentale, la Gran Bretagna, e ne ha assorbito gli usi, il sistema giuridico e quello economico. Una roccaforte liberale al centro di uno degli imperi più chiusi al mondo. Ma ecco che pochi mesi fa la governatrice della città ha deciso di imporre una legge che prevede l'estradizione in Cina. Cosa significa? Che alcuni criminali possono venire processati secondo le leggi cinesi, molto più repressive e severe rispetto a quelle di Hong Kong. L'obiettivo della legge è quello di evitare che alcuni criminali trovino rifugio nella città per sfuggire alla giustizia cinese, ma per i cittadini di Hong Kong significa solo una cosa: la perdita di diritti, di un pezzo di democrazia, e dell'indipendenza dal governo cinese, un elemento sacro e fondante per la loro cultura. Per questo da settimane i cittadini scendono in piazza e si scontrano con le forze armate del governo. La legge sull'estradizione è diventata l'emblema dell'opposizione alla cinesizzazione di Hong Kong, un processo che il governo cinese cerca di compiere da anni.

Gli accordi prevedono che Hong Kong rimanga indipendente fino al 2047, ma si teme che la questione venga messa in ballo già da ora: a quanto pare a Pechino si sta già programmando l'intervento armato dell'esercito cinese per bloccare le proteste. Non si tratta di un problema così distante da noi: la Borsa di Hong Kong è la terza più grande a livello mondiale, e se dovesse crollare per motivi politici, i paesi con l'economia più instabile (come l'Italia) sarebbero i primi a venire danneggiati.


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