I titoli di Stato spiegati facili

Aggiornato il: apr 5

Quando lo Stato spende più di quanto incassa, dove trova i soldi per finanziarsi? Attraverso i titoli di Stato: dei pezzettini di debito emessi dal Ministero delle Finanze. Ma capiamo come funzionano.


Chi ha del denaro che gli avanza (investitori e risparmiatori) può prestarlo a chi ne ha più bisogno (come le imprese o lo Stato), in modo tale da riceverne indietro dopo tot tempo un po' di più (quello che ha prestato + gli interessi). Investendo i propri soldi in questo modo, le persone riescono a farli fruttare semplicemente prestandoli a qualcuno.

Lo Stato quindi mette sul mercato dei titoli che le persone acquistano: queste persone prestano i soldi allo Stato che glieli restituirà dopo un certo periodo di tempo maggiorati degli interessi. Così loro ci guadagnano qualcosa (gli interessi), mentre lo Stato trova i soldi che gli servono per finanziare le misure economiche che ha programmato. Ci sono diversi titoli di Stato sul mercato, ognuno con una diversa scadenza.


Ma chi decide il tasso di interesse, che è un guadagno per chi compra il titoli, ma un costo per lo Stato che deve ripagare il prestito? Lo decide il mercato secondario (formato da banche, fondi di investimento ecc.): se l'Italia viene percepita come un Paese stabile, in grado di ripagare i propri debiti senza grossi rischi, allora il tasso di interesse sarà basso. Funziona così: tutti vorranno comprare i titoli italiani, il loro prezzo salirà e il loro tasso di interesse scenderà, seguendo la legge domanda-offerta. Se invece l'Italia viene considerata un Paese sull'orlo della crisi, il tasso di interesse sarà più alto, perché dovrà "convincere" gli investitori a prestarle i soldi, con un rischio maggiore che non sia in grado di restituirli alla scadenza del titolo.

Facciamo un esempio: Di Maio annuncia il Reddito di Cittadinanza, tutti gli investitori vendono i titoli di Stato italiani perché pensano che si sia ridotta la stabilità economica dell'Italia, i titoli costano sempre di meno e richiedono un tasso di interesse molto più alto.

Purtroppo però lo Stato emette miliardi e miliardi di titoli per finanziarsi, e se il tasso di interesse su questi titoli è molto alto, dovrà mettere in conto tantissime spese future per pagare gli interessi. Visto che gli interessi li paghiamo nel futuro, ogni volta che il tasso di interesse sale dovremo pensare che tra 5, 7 o 10 anni lo Stato dovrà pagare molti più soldi a chi glieli ha prestati oggi. E quei soldi non saranno disponibili per altre spese più utili (sanità, istruzione, pensioni...)

Lo spread

Molto spesso si sente dire che "è cresciuto lo spread" e non che "è cresciuto il tasso di interesse sui titoli di Stato". Quindi qual è il legame tra i due?

Lo spread è semplicemente la differenza tra il tasso di interesse dei titoli di Stato decennali italiani (i BTP) e quelli tedeschi (i Bund). La Germania si prende come riferimento perché è un Paese che ha la nostra stessa moneta, l'euro, ma un'economia molto più solida e un debito pubblico contenuto, per cui i suoi tassi di interesse sono sempre più bassi e stabili dei nostri.

Se lo spread cresce, vuol dire che l'Italia viene percepita come un Paese più rischioso e meno in grado di pagare i propri debiti. Ecco perché, ogni volta che succede qualcosa di importante in politica (crisi di governo, annuncio di misure economiche di dubbia utilità...) lo spread sale. E il nostro debito si ingrossa sempre di più, perché si sommano tutti gli interessi più alti da pagare alla scadenza dei titoli. Se lo spread raggiunge percentuali troppo alte, l'Italia rischia l'insolvenza (il famoso default), come è successo alla Grecia.

Per questo dobbiamo sempre tenere a mente quanto sia importante tenere lo spread basso, e apparire come un Paese stabile agli investitori. Altrimenti, il "macigno" del debito pubblico che ci portiamo sulle spalle peserà sempre di più, e lo Stato dovrà usare una porzione sempre maggiore dei suoi soldi per ripagare gli interessi, invece che per misure economiche che possano essere utili alla popolazione.

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