Il fenomeno Greta

Ormai il nome Greta si associa ad una sola persona, e questa persona ha gli occhi azzurri e le trecce bionde. Gira da qualche mese sui giornali di mezzo mondo con un’aria crucciata, come se una preoccupazione costante le impedisse di uscire spensierata con i suoi coetanei. Ed è solo merito suo se quella stessa preoccupazione è entrata anche nelle nostre menti e ha toccato le nostre coscienze, rimaste intonse nonostante anni di ricerca e di titoli allarmisti ai telegiornali. Grazie a lei siamo tutti un po’ più consapevoli di come il mondo stia cambiando intorno a noi.

Greta ha iniziato nell’agosto del 2018 la sua personale rivoluzione: seduta fuori dal Parlamento svedese tutti i venerdì, ha aspettato pazientemente che il suo Paese riducesse le emissioni di anidride carbonica. Un anno dopo, accanto a lei c’erano centinaia di migliaia di ragazzi, ma la piazza non era più quella di Stoccolma: Parigi, Madrid, Milano, New York…

Serviva una ragazzina di Stoccolma con la sindrome di Asperger per far mobilitare i leader politici di tutto il mondo? La risposa è sì. Possiamo pensare che la sensibilizzazione sul cambiamento climatico sarebbe entrata ugualmente a far parte delle nostre vite, ma chissà quanto ci sarebbe voluto. Da quando il “fenomeno Greta” è nato, è bastato un anno perché in tutte le università e nelle biblioteche di Europa non si vedesse una sola bottiglietta di plastica fare capolino tra i banchi (un po’ meno negli ambienti degli adulti). E chi le dice che è una bambina viziata, rompipalle o “gretina”, forse nasconde solo la paura di ammettere che oggigiorno anche noi, se avessimo il coraggio, potremmo cambiare il mondo. Voi cosa ne pensate?


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