Il land grabbing di Amazon e degli altri colossi dell'hi tech

Le grosse multinazionali del web hanno la possibilità di ottenere i terreni sui quali costruiscono i proprio uffici e stabilimenti quasi gratis, o addirittura facendosi pagare. Ma com'è possibile?


Tutto dipende dal fatto che uno stabilimento di Amazon, Facebook o Google può innalzare considerevolmente il valore del quartiere o della cittadina nella quale viene situato: attira lavoratori, aumenta la domanda di abitazioni nella zona e fa girare l'economia. Ecco perché le amministrazioni locali offrono i terreni a prezzi bassissimi, nonostante le multinazionali possano benissimo permettersi di pagarli di più. Ma veramente ospitare enormi quartier generali o Datacenter risulta conveniente economicamente per chi ci abita? Se si considerano le esenzioni fiscali che questi colossi ottengono dallo Stato, spesso il gioco non vale la candela.


Amazon all'inizio del 2019 aveva affermato di voler costruire un enorme quartier generale a New York (Long Island), con il quale avrebbe portato 25.000 posti di lavoro ben pagati ottenendo in cambio circa 3 miliardi di esenzioni fiscali. I cittadini della Grande Mela però non erano d'accordo, in quanto questa iniziativa avrebbe innalzato il valore del quartiere causando così un notevole aumento degli affitti delle case in tutta la zona. Dopo numerose proteste dei cittadini e una sollevazione generale dell'opinione pubblica, Jeff Bezos, il CEO di Amazon, ha deciso di abbandonare l'idea, ritenendo sconveniente per l'immagine della sua azienda essere continuamente accusato di ogni disagio causato dal Quartier Generale di New York.


E per una volta il land grabbing 4.0 è stato scongiurato.


Copertina del New York Post sulle esenzioni fiscali a favore di Amazon





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