Immigrazione: FAQ per affrontare alcune discussioni sui social

Negli ultimi anni il dibattito pubblico italiano si è concentrato sempre più spesso sul problema del fenomeno migratorio sulle coste italiane. L'ultimo avvenimento che ha riacceso il dibattito sui migranti è stata la discussa ordinanza del Presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci, che prevedeva la chiusura di tutti gli hotspot presenti sul territorio dell’isola.


Come di consueto, la discussione si sposta dai salotti televisivi alle bacheche dei social, i commenti sgrammaticati fioccano, la rabbia di molti utenti non troppo informati si fonde a slogan sensazionalistici, che spesso non trovano riscontro nella realtà.


Almeno una volta ciascuno di noi si è trovato a leggere commenti a cui avrebbe voluto rispondere argomentando, apportando un contributo di valore alla discussione, ma si è astenuto dal farlo perché non aveva dati concreti a disposizione.


In questo articolo sono raggruppate le risposte ad alcune delle argomentazioni, dicerie e leggende metropolitane più gettonate nelle discussioni sul tema immigrazione, siano esse dal vivo o sul web.


Dalla sempreverde “Ma non scappano dalle guerre!” alla più recente “Perché non teniamo i porti chiusi sempre?” fino alla convinzione che ci sia in corso una vera e propria invasione.


Quando parliamo di immigrazione, utilizziamo numeri e dati che rappresentano vite, persone, speranze. Ecco perché risulta particolarmente importante conoscere la portata reale del fenomeno.


1. Quanti sono gli stranieri in Italia?


Un’indagine dell’Ipsos ha rilevato che secondo gli italiani gli stranieri compongono il 31% della popolazione; sarebbero cioè 20 milioni. In realtà gli stranieri in Italia sono 5,3 milioni su 60 milioni di italiani, ovvero il 9% dell’intera popolazione (dati ISTAT).

Di questi:

  • 2,6 milioni sono europei (4,4%): spagnoli, tedeschi, danesi, soprattutto donne, soprattutto dall’Est, come polacche e moldave

  • 1,1 milioni sono asiatici (1,9%)

  • 39.100 sono americani (0,6%)

  • 1,1 milioni sono africani (1,9%), per la maggior parte donne e bambini

Questa indagine Ipsos, condotta con WeWorld Onlus all’interno del progetto europeo Ciak MigrAction, diffonde una narrazione delle migrazioni bilanciata e libera da stereotipi. L’obiettivo è contrastare l’aumento delle forme di odio, intolleranza, diffidenza e paura nei confronti delle diversità. L’indagine, infatti, “mette in luce la grande sovraesposizione mediatica degli ultimi tempi. Questi dati mostrano come il clima d’odio costruito e promosso negli ultimi anni abbia generato percezioni distorte, che alimentano paure infondate verso chi arriva in Italia in cerca di accoglienza. Paure che diventano prioritarie rispetto a problemi più concreti e reali”, ha dichiarato Marco Chiesara, Presidente WeWorld Onlus.


2. Quanti sono i migranti clandestini?


A questo punto, chi è ormai avvezzo a queste discussioni vi dirà: “Sì, ma questi sono i numeri dei migranti regolari! E i clandestini?”. A differenza di quanto avviene per i report ufficiali dei migranti registrati, per gli irregolari possono essere fatte solo delle stime (perché, appunto, essendo irregolari non sono tutti registrati). Secondo l'ultima stima della Fondazione Ismu, la cifra si aggira intorno alle 500mila unità.


3. C’è un’invasione in corso?


Gli immigrati arrivati sulle coste italiane nel 2020 sono stati fino a ora 13.000.


Nel 2015 e per tutta la durata del governo Renzi sono stati 153.000. Era il periodo in cui l’ISIS aveva messo a ferro e fuoco parte del Nord Africa e del Medio Oriente.

Già con il governo Gentiloni i numeri sono iniziati a diminuire (119.000 migranti all'anno), fino a diventare delle cifre quasi irrisorie durante il governo di cui Salvini era Ministro dell’Interno.

La diminuzione degli sbarchi era quindi iniziata ben prima dell’arrivo di Salvini, cioè da quando il ministro Minniti firmò gli accordi, discutibili, con la Libia (ve ne abbiamo parlato qui).


Quindi, a conti fatti, adesso si può parlare di un’invasione? No, semplicemente non ci sono i numeri per poterlo fare, e soprattutto non sarebbe giusto focalizzare l’intero dibattito politico su un problema che, almeno per come viene descritto, non esiste.

Salvini ha contribuito a fermare gli sbarchi? Non proprio: quello che ha fatto Salvini è stato ingaggiare una lotta contro le ONG, utile alla sua narrazione politica, ma non al blocco degli sbarchi fantasma, che sono continuati coerentemente con le dinamiche dell'ondata migratoria di quel periodo.


3. Perché i migranti che arrivano sembrano essere in salute? Perché hanno vestiti firmati e cellulare?


L’emigrazione ha sempre avuto come protagonista la classe media. I “poveri”, intesi in senso stretto come chi non possiede assolutamente niente, non ne hanno i mezzi (economici, di salute, logistici).

In ogni angolo del mondo e in ogni epoca, a emigrare non è mai l’1% più ricco, poiché solitamente si trova già bene dove sta, o l’1% più povero, che invece non ne ha la possibilità, ma per l’appunto la classe media, medio-alta e medio-bassa.


I migranti economici italiani sono circa 5 milioni. Tuttavia, a emigrare non sono i senzatetto, ma studenti, neolaureati, soprattutto giovani, in cerca di lavoro.


4. Allora perché non prendono l’aereo? Perché si affidano ai trafficanti pagando più di 3 mila euro e attraversando l’inferno?


Chi decide di emigrare clandestinamente molto spesso non ha altra scelta. Il consolato si rifiuta di concedere il visto (spesso neppure per motivi di vacanza!) a meno che chi lo richieda non sia molto ricco o un dipendente del Ministero.


5. Perché non li respingiamo?


Semplicemente perché esiste un istituto chiamato “diritto di asilo”, presente da sempre, in ogni Stato e in ogni epoca.

Secondo Livio il diritto di asilo fu creato da Romolo. Il glorioso Impero Romano nascerebbe quindi anche grazie a questo concetto giuridico, poiché Romolo, quando fondò Roma, creò un’area tra due cime del monte Capitolino, che lui chiamò Asylum, in cui accoglieva tutti i rifugiati delle città vicine, compresi gli schiavi. Si tratta, quindi, di un concetto nato proprio sul territorio italico. Anche nei secoli successivi Roma ha continuato a concedere asilo.


L’asilo è inoltre previsto dalla Convenzione di Ginevra e dalla nostra Costituzione all’art. 10.


6. Non scappano tutti dalla guerra!


Prima che venga fatto sbarcare, non si può sapere se un essere umano sta scappando da una guerra, se nel suo Paese c’è la dittatura o si muore sotto i colpi di mortaio.

Molto spesso per interrogare i migranti e poi verificare il contenuto delle dichiarazioni ci vogliono settimane, se non mesi. Proprio per questo motivo esistono i centri di accoglienza, in cui ai migranti dovrebbero essere garantiti cibo, acqua, un ambiente pulito, cure mediche e la collaborazione di un traduttore. Il ché ci porta alla prossima domanda.


7. Perché i migranti scappano da casa loro?


Dietro alla fuga di milioni di cittadini ci sono motivi che molto spesso vengono ignorati.

Sui barconi non ci sono mai uomini, donne o bambini della Namibia, del Botswana (in cui ci sono un’economia vivace e governi stabili e poco corrotti), del Rwanda (nessuna crisi idrica o ambientale) o della Sierra Leone (in cui convivono pacificamente gruppi etnici e religiosi diversi).


Il continente africano è composto da 54 Paesi. Alcuni probabilmente non li avrete mai sentiti neanche nominare, perché da questi Paesi nessuno arriva sulle nostre spiagge. Altri Paesi sono invece scossi da profonde crisi umanitarie, politiche, economiche o climatiche. Ed è proprio da questi Paesi e per questi motivi che si creano i flussi migratori.


Libia

Questo Paese è scosso da anni da una sanguinosa guerra civile tra Tripolitania e Cirenaica (che vi abbiamo raccontato qui).


Nigeria

Si tratta del Paese più popoloso del continente africano (e il settimo in tutto il mondo), con i suoi 190 milioni di abitanti. Il 40% della popolazione ha meno di 14 anni, quindi è un Paese giovanissimo e con un tasso di crescita del 2,6% annuo. Dovrebbe raggiungere entro il 2050 i 250 milioni di abitanti. Sul piano economico è un Paese fatto di forti contraddizioni: è povero, ma allo stesso tempo in crescita economica, seppur con alti e bassi, grazie soprattutto dalla presenza di giacimenti di petrolio. I nigeriani sono la nazionalità di sub-sahariani più numerosa in Italia.


Somalia

Prima il regime di Siad Barre, poi la guerra civile, infine l’estremismo, hanno fatto sì che la maggior parte della classe media del Paese sia fuggita all’estero. Poiché la Somalia è un’ex colonia italiana, a molti somali è sembrato naturale venire proprio in Italia. Così come è successo per gli eritrei, che scappano da un dittatore, Isaias Afewerki, al potere da quasi 20 anni, che obbliga i suoi cittadini a un servizio militare a vita e che ha soppresso la libertà di stampa e di pensiero.


Gambia

Anche in questo caso un dittatore Yahya Jammeh, al potere per 22 anni, ha represso ogni dissenso con veri e propri squadroni della morte. Il Gambia, il più piccolo Paese africano, con solo 2 milioni di abitanti, è stato in testa alle classifiche dei Paesi di provenienza dei richiedenti asilo in Europa.


Ci sono Paesi poi, come la Repubblica Centrafricana, che continuano a essere dilaniati da una guerra civile che va avanti ormai da anni. Ex colonia francese, da sempre uno dei territori più poveri del pianeta. I massacri sono all'ordine del giorno e la gente continua a scappare.


Sudan

Nord e Sud Sudan sono arrivati a uno scontro durato oltre 20 anni, dal 1983 al 2005, che ha causato più di 2 milioni di morti e 4 milioni di dispersi.


Mali

Instabilità politica, diffusione del terrorismo islamico e crisi ambientali sono le principali cause di migrazione dei suoi cittadini. Inoltre il Mali è uno dei Paesi più poveri al mondo: la maggior parte della popolazione (il 77%) vive con meno di 2 dollari al giorno. Situazione simile troviamo in Ciad, ex colonia francese, in cui è in corso una crisi umanitaria che non ha precedenti.


Tuttavia, la nazionalità africana che è arrivata di più in Italia negli ultimi tempi è quella dei tunisini, per lo più attraverso sbarchi fantasma.


Secondo Flavio Di Giacomo dell'Oim, la ripresa dell'emigrazione tunisina è dovuta principalmente al peggioramento della situazione economica nel paese nordafricano. Tra il tasso di disoccupazione in continuo aumento, la svalutazione del dinero tunisino e l’instabilità politica - che non è mai stata risolta nonostante siano passati anni dalle Primavere Arabe - la Tunisia continua ad essere un Paese difficile e che necessita di un cambiamento strutturale. Migliaia di persone non hanno mai smesso di protestare nelle piazze, dove gli scontri sono sfociati talvolta anche in azioni violente. A fuggire dalla Tunisia è quindi un'intera generazione frustrata e senza prospettive. Malgrado l'incremento di arrivi, sono poche le richieste di asilo concesse ai tunisini giunti nel nostro Paese, proprio per la loro natura di migranti economici. Con la Tunisia è inoltre in vigore un accordo di rimpatrio per i migranti che arrivano in Italia.


Infine ci sono Paesi di provenienza non africani, come il Pakistan e il Bangladesh, i cui abitanti per lo più fuggono dalla povertà. Molti dei bangladesi che stanno arrivando sulle coste italiane negli ultimi mesi lavoravano nelle imprese di costruzione, negli alberghi e nella ristorazione in Libia. Questo accadeva prima della caduta di Muammar Gheddafi. Adesso i gruppi criminali rapiscono i bangladesi, li rinchiudono in luoghi isolati dove li picchiano e li torturano.


Anche la situazione in Pakistan è piuttosto complicata. In teoria si tratta di un paese musulmano moderno, che fa parte delle Nazioni Unite e del Commonwealth, è una potenza nucleare e uno stato economicamente florido. Eppure la disoccupazione è molto alta. Così come la paura degli attentati che colpiscono la popolazione civile, poiché il paese ha serissimi e gravi conflitti ai suoi confini. Ad Ovest c'è il confine meridionale dell'Afghanistan, in mano ai talebani che hanno da tempo cominciato a penetrare anche oltre il confine pakistano, assieme a altri gruppi terroristici come Al Qaida e ISIS. Proprio dall'Afghanistan proviene un costante flusso di profughi.


8. Gli Immigrati portano solo costi? Quanto producono gli immigrati?


Gli immigrati fanno parte del tessuto economico nazionale e producono il 9% del PIL, cioè 139 miliardi di euro, versano 7 miliardi all’IRPEF e 14 miliardi di contributi. In Italia conducono circa 600mila imprese e rappresentano un importante elemento di ricambio generazionale.


L’Italia si sta spopolando, e l’età media continua ad alzarsi: si prevede che entro il 2050 la popolazione italiana si sarà ridotta a 54 milioni di abitanti, e l’età media si sarà alzata a 53,6 anni. Un trend che non si rispecchia nelle proiezioni demografiche di altri Paesi, europei e non, come Francia, Spagna e Regno Unito. Ecco perché, nell’elaborare politiche sociali ed economiche di lungo respiro, l’immigrazione non andrebbe interpretata come un male assoluto per il nostro Paese, o come un fenomeno che va a rubare qualcosa ai cittadini italiani per darlo a chi ne ha meno diritto. L’immigrazione, controllata e gestita in modo che generi valore per il nostro Paese, rappresenterà un elemento di fondamentale importanza per la futura stabilità del Pil e l’equilibrio del sistema pensionistico. Capire il fenomeno, conoscendone i dati e i motivi sottostanti, è il primo passo per la creazione di un’opinione pubblica più consapevole, che porti alla scelta di una classe politica in grado di definire una strategia di lungo termine che benefici a tutto il Paese.


Adesso potete portare il vostro contributo, correlato da alcuni numeri alle discussioni sui social (o anche dal vivo!).


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