Islam e Francia, tra separatismo e laicità


Conosciamo tutti gli avvenimenti degli ultimi giorni che hanno coinvolto la Francia e, in generale, obiettivi francesi in diverse parti d’Europa. L’inasprimento e il culmine della violenza arrivano in seguito ad avvenimenti che hanno semplicemente scaldato una polveriera che da parecchio tempo stagna, senza mai quietarsi. La decapitazione del professore Samuel Paty, dopo aver tenuto una lezione sulla libertà di espressione, servendosi delle caricature di Maometto di Charlie Hebdo, è stata solo l’ennesima miccia.

All’attentato ha fatto seguito il discorso del Presidente francese Emmanuel Macron alla nazione, pronunciato con grande fermezza, in cui non si è limitato a condannare l’atto terroristico, ma ha affermato che la Francia non tollererà il “separatismo” delle comunità islamiche più estreme (salafiti, wahabiti) che pretendono di sottrarsi allo spirito laico e ai principi di libertà della République.

Macron ha annunciato anche l’inasprimento dei controlli sull’attività delle moschee.

La forte presa di posizione della Francia, ha scatenato la repentina reazione del Presidente turco Recep Tayyp Erdoğan, che negli ultimi anni ha rafforzato sempre più il suo ruolo di portavoce di tutti i musulmani, e che ha finanziato la costruzione di diversi luoghi di culto islamici su territorio francese. Il Presidente turco è arrivato a definire la condizione dei musulmani in Europa pari a quella degli ebrei sotto il nazismo.Ankara ha invitato invita, quindi, a boicottare il Made in France, mentre in diversi Paesi a maggioranza musulmana si protesta contro Emmanuel Macron.


Quella in Bangladesh è stata la protesta più partecipata, ma si sono bruciati simboli e bandiere francesi in diversi Paesi del mondo islamico.

Una scia di sangue

La Francia negli ultimi 5 anni è stata il principale bersaglio del furore anti-occidentale in Europa, con diversi assalti contro i civili.


Il primo attacco, nel cuore di Parigi, fu quello di gennaio 2015 contro la sede di Charlie Hebdo, che decimò la redazione del settimanale satirico. A novembre dello stesso anno, tre comando assaltarono la sala concerti del Bataclan e diversi caffè del centro. I morti della strage furono 130, i feriti oltre 400. Il maggior numero di vittime fu registrato nella sala concerti Bataclan, sold out per il concerto del gruppo rock americano “Eagles of death metal”. Qualche giorno dopo, l’ISIS rivendicò l’attentato.


A dicembre 2018 un uomo piombò armato su un mercatino di Natale, uccidendo 4 persone e ferendone 11. Alcuni mesi prima, un giovane francese di origini cecene accoltellò i passanti in una strada del centro di Parigi, gridando “Allah Akbar”, ancora a firma dell’ISIS.

Sono solo alcuni degli attentati di matrice terroristica islamista di cui la Francia è stata teatro.

Ma perché proprio la Francia?

La risposta a questa domanda ha radici qualche secolo fa, precisamente nel XVI secolo, quando iniziò a svilupparsi il Colonialismo Francese, che aveva come scopo quello di trovare nuovi mercati e vie commerciali per limitare l’intermediazione dei mercati genovesi e veneziani e avvantaggiare in questo modo i mercanti marsigliesi nel Mediterraneo.


La Francia fu, inoltre, tra le prime nazioni a ottenere il beneficio delle Capitolazioni, contratti conclusi tra l'Impero ottomano e varie Potenze europee e che costituivano contratti giuridici veri e propri per cui i Sultani ottomani accordavano diritti e privilegi agli Stati cristiani in favore dei sudditi di questi ultimi, presenti a diverso titolo sul territorio ottomano.

Questo strumento era considerato dalla legge ottomana come concessione unilaterale del Sultano, poteva essere abrogato in qualsiasi momento e terminava con la morte del Sultano concessionario.

Con il passare del tempo queste concessioni divennero sempre meno stringenti e a fine XVII secolo divennero permanenti, grazie all’appoggio che Luigi XIV aveva offerto a Sultano contro gli Asburgo di Vienna.

Una vera penetrazione in Africa si ebbe, invece, nel 1830, quando il re Carlo X decise di conquistare Algeri con il pretesto di mettere fine alle scorribande di pirati che si rifugiavano in quei porti nord africani. L’Algeria divenne la prima colonia francese di popolamento e divenne il modello per l’espansione nell’area. Tra 1895 e il 1910, le colonie francesi vennero suddivise in Africa equatoriale francese e in Africa occidentale francese. Si formò così un’area francese dalla Tunisia al Marocco che divenne protettorato francese nel 1912.


La Francia occupò anche alcune regioni occidentali a sud del Sahara, come il Senegal. Nell’Africa equatoriale i possedimenti di Parigi si estendevano sino al fiume Congo (o Zaire).

La penetrazione francese in queste zone aveva come spinta di fondo l’azione civilizzatrice della Grand Nation.


L’impero coloniale francese raggiunse la sua massima espansione dopo la Prima Guerra Mondiale, con il mandato sulla Siria e sul Libano, dove cercò di frenare le spinte pan arabe supportate dalla Gran Bretagna, al fine di creare un’area cristiana in un mare islamico.

Con la costituzione dell’Unione francese (1946), la Francia cercò di mantenere il legame con le proprie colonie, ma ovunque dovette fronteggiare movimenti indipendentisti armati: iniziò il lungo periodo di guerre che portarono alla fine del colonialismo francese.


La diretta conseguenza del colonialismo è la creazione di comunità non autoctone nei territori della madrepatria. Una significativa emigrazione è avvenuta in particolar modo dal nord Africa, a maggioranza musulmana.


Ecco perché l'Islam è la seconda religione più diffusa in Francia, dopo al Cattolicesimo.

Con una percentuale tra il 5% e il 10% della popolazione nazionale, la Francia ha il più grande numero di musulmani nell'Europa occidentale (Turchia europea e Russia Europea hanno un popolazione musulmana più grande). La maggior parte dei musulmani in Francia sono sunniti, la corrente maggioritaria dell'Islam. Oltre ai musulmani francesi immigrati, sono presenti, inoltre, 100.000 francesi di nascita che si sono convertiti e migliaia si convertono ogni anno.

Nella Francia odierna, il rapporto con alcune “obbedienze islamiche” rappresenta un problema politico e sociale interno, ma costituisce anche una questione controversa per il posizionamento internazionale della Francia.

Non esiste in Francia una “comunità musulmana” unica, bensì varie tendenze, spesso legate a moschee controllate da associazioni a loro volta legate a vari Paesi musulmani, per esempio Marocco, Algeria o Turchia. Negli ultimi anni è poi emersa una dimensione di pratiche religiose e sociali basate su un’interpretazione integralista dell’Islam, basata sul rifiuto di gran parte delle regole civili francesi.


Questo fenomeno riguarderebbe una porzione importante della popolazione (alcuni autori parlano di 700 mila persone), ma che costituisce comunque un sotto gruppo minoritario all’interno dell’insieme dei musulmani. La Francia ha nelle sue prigioni fra 1000 e 1500 detenuti che rientrano nella categoria di radicali islamisti, mentre le forze dell’ordine francesi hanno schede su circa 10mila individui soggetti a sorveglianza per radicalizzazione.


Tuttavia, l’attentatore del professore Samuel Paty si è auto-radicalizzato nell’ultimo anno, e quindi non era conosciuto dai servizi di polizia.


Tutto questo illustra il paradigma dello “jihadismo di atmosfera” ben descritto da Gilles Kepel, dove alcuni individui, spesso provenienti dall’estero, si radicalizzano praticamente da soli, attraverso reti sociali. Non è un semplice problema criminale di trattamento del terrorismo, quindi, bensì una sistemica forma di divergenza all’interno della stessa società francese, una scissione da parte di un gruppo minoritario che spesso empatizza con il radicalismo islamista.


Se gli antichi sultani ottomani facevano accordi particolari proprio con la Francia, il “nuovo sultano” Erdoğan strumentalizza il rapporto conflittuale con la Francia anche in chiave di conquista di consensi sul mondo sunnita. A creare ulteriori dinamiche di contrapposizione è il ruolo della Francia nella lotta al terrorismo islamico fra Africa e Medio-Oriente.


Il punto centrale sul quale la Francia converge è quello della libertà di espressione, anche con modalità blasfematorie. Fa parte dello spirito civile francese, radicato nell’illuminismo, che fa corrispondere libertà di espressione con libertà di religione, e che vuole garantire entrambe.

Esaltando la piena concezione liberale dello Stato, la Francia come archetipo europeo, contrappone i Lumi alla ideologia islamista e individua nella sottomissione islamista uno sfregio alla laicità.


Quella che viene combattuta non è una religione, ma un’ideologia, appunto il cosiddetto separatismo, propugnato da quella forte componente musulmana che ritiene che in anche Francia, come in Europa in generale, le leggi della Repubblica debbano essere sottomesse alla prescrizione della legge islamica, della Sharia.


Su questo assunto si basano gli jihadisti che con i loro attentati non intendono, al contrario di come si pensa, seminare terrore (caratteristica tipica peraltro del terrorismo occidentale), ma semplicemente applicare la Sharia, come fecero i fratelli Kouachi che, secondo la loro logica, applicarono la norma shariatica che prevede la morte per gli autori di blasfemia di Charlie Hebdo.


La lotta all’estremismo islamico passa anche da qui, dalla laicità, dalla libertà e dalla forza di non soccombere di fronte all’odio.

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