La pandemia ferma le vaccinazioni, ma non si muore solo di Covid

Aggiornato il: ago 1

Dal 24 al 30 aprile si celebra la Settimana mondiale delle vaccinazioni (World Immunization Week), quasi parallelamente alla Settimana europea delle vaccinazioni (European Immunization Week, 20-26 aprile 2020). Entrambe le iniziative sono organizzate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per promuovere le vaccinazioni come strumento di tutela della salute in ogni fase della vita. Quest’anno però, mentre tutto il mondo è alla ricerca di un vaccino per debellare il SARS-CoV-2, le restrizioni dettate dalla pandemia stanno causando un rallentamento e in alcuni casi persino una sospensione dell’offerta vaccinale, con conseguenze drammatiche per la situazione sanitaria di alcune aree.


Il dramma nei Paesi poveri


L’interruzione del servizio vaccinale spaventa soprattutto in Asia meridionale e in Africa, dove malattie come il morbillo, la poliomielite o la malaria fanno ancora centinaia di migliaia di vittime ogni anno. Nonostante negli ultimi decenni le campagne per le vaccinazioni di massa abbiano ridotto notevolmente la portata di queste malattie, la copertura di vaccinazione globale è lontana dalla soglia del 95%, necessaria per raggiungere l’immunità di gregge. A causa della pandemia, le campagne di vaccinazione di massa sono state sospese in molti paesi, dunque la copertura scenderà ulteriormente. GAVI Alliance stima che le sospensioni abbiano già privato 13,5 milioni di persone dei vaccini contro la poliomielite, il morbillo, il papillomavirus, la febbre gialla, il colera e alcune forme di meningite. Numeri destinati a crescere, con un conseguente aumento del potenziale infettivo e mortale di queste malattie. Secondo OMS e Unicef, 20 milioni di bambini nel mondo (oltre 1 su 10) non ricevono i vaccini di cui avrebbero bisogno e più di 13 milioni non ricevevano nessun vaccino già prima che i servizi fossero interrotti.


Quali sono i vaccini fondamentali è qual è il loro livello di copertura?


Il vaccino DTPa, utilizzato per prevenire difterite, tetano e pertosse. Il calendario vaccinale prevede 3 somministrazioni nei primi 13 mesi di vita. Nel 2018, circa l’86% dei bambini nel mondo (116,3 milioni) ha ricevuto tutte e tre le dosi e 129 paesi avevano raggiunto un tasso di copertura pari o superiore al 90% per questo vaccino (dati OMS/Unicef).

MCV, vaccino contro il morbillo, consiste in 2 dosi. La copertura mondiale nel 2018 era all’86% per la prima dose (da somministrare nel primo anno di vita) e al 69% per la seconda dose, inserita tra le vaccinazioni di routine da 171 paesi. Sono dati positivi se si guarda l’andamento negli ultimi anni: nel 2000 la prima dose anti-morbillo era disponibile per il 72% dei bambini e la seconda dose solo per il 18%. Allo stesso tempo, però, i casi di morbillo negli ultimi anni sono aumentati e la sospensione delle vaccinazioni causa Covid-19 rafforzerà questo trend. Nel 2018 il morbillo è stato contratto da 10 milioni di persone, portandone alla morte 140mila. Il 45% dei casi si è verificato in 5 Stati: Repubblica Democratica del Congo (dove la diffusione è aumentata nel 2019, anche se non sono ancora disponibili dati completi), Liberia, Madagascar, Somalia e Ucraina (54mila casi e 16 decessi nel 2018). Con le campagne di vaccinazione di massa già sospese in 23 paesi, si stima che 78 milioni di bambini non avranno accesso al vaccino.

Fonte: epicentro.iss.it

Pol3, 3 dosi contro la poliomielite nel primo anno di vita. La poliomielite è una malattia contro la quale negli ultimi anni sono stati fatti grandi passi in avanti, fermandone la diffusione in tutti i paesi tranne Afghanistan, Pakistan e Nigeria (aree dalle quali il virus può comunque essere esportato e ripresentarsi altrove). Nel 2018 il vaccino aveva una copertura globale dell’85%.

Fonte:epicentro.iss.it

HepB3, vaccino contro l’epatite B. Le 3 dosi previste hanno una copertura globale dell’84%. In aggiunta a queste, in 109 paesi viene somministrata una dose ai neonati nelle prime 24 ore di vita, ma questa misura ha una copertura globale del 42%.

Fonte: epicentro.iss.it

In Europa


Situazione meno preoccupante nel vecchio continente, dove è comunque necessario non abbassare la guardia. Per questo motivo l’OMS Europa ha pubblicato il 20 marzo il documento “Guidance on routine immunization services during COVID-19 pandemic in the WHO European Region”, indicando ai paesi dei principi guida da seguire nell'organizzazione dei servizi vaccinali:

  • Durante gli appuntamenti vaccinali, osservare le misure di prevenzione esistenti. Il documento include un’appendice con alcune considerazioni programmatiche rilevanti per limitare il rischio di trasmissione del virus SARS-CoV-2 durante la vaccinazione.

  • Dare la priorità al ciclo primario delle vaccinazioni, in particolare al vaccino contro morbillo-parotite-rosolia (MPR), ai vaccini contro la poliomielite e agli altri vaccini combinati.

  • Evitare le campagne di vaccinazione di massa fino a quando la situazione COVID-19 non si risolve.

  • Vaccinare i neonati (secondo il calendario vaccinale nazionale) direttamente nei reparti di maternità.

  • Per i vaccini contro lo pneumococco e (nella stagione invernale) quelli anti-influenzali, dare priorità ai gruppi a rischio.

  • Ritardare l'introduzione di qualsiasi nuovo vaccino nel calendario nazionale di vaccinazione.

Le indicazioni dell’OMS vanno ovviamente adattate alle differenti situazioni territoriali, dal momento che il grado di diffusione del virus varia a seconda delle aree e allo stesso modo variano le strategie adottabili per mantenere elevati i livelli di copertura vaccinale. Laddove il servizio dovesse essere interrotto, l’invito dell’OMS è quello di avere un elenco dei bambini che hanno saltato dosi di vaccino in modo da essere pronti per farle recuperare in un secondo momento.

E in Italia?


Il calo delle vaccinazioni in Italia al momento si attesta «tra il 10 e il 20%», stando alle parole rilasciate all’AGI da Giuseppe Mele, presidente della Società Italiana di Medici Pediatri. Questa interruzione, seppur temporanea, rischia di portare a un aumento di persone suscettibili e alla riemersione di malattie prevenibili da vaccino, come morbillo, pertosse e rosolia. Un rischio che è fondamentale ridurre al minimo, soprattutto in un sistema sanitario già provato dalla risposta all’epidemia di Covid-19.

Un’indagine condotta da Cittadinanzattiva ha evidenziato una situazione frastagliata, con differenze sostanziali tra regioni e talvolta anche sullo stesso territorio regionale. Il servizio vaccinale è regolarmente attivo in Valle D’Aosta, Lazio, Calabria, Puglia e Lombardia, con quest’ultima che ha riaperto le vaccinazioni dal 14 aprile. Veneto, Abruzzo, Sardegna e Toscana effettuano solo le vaccinazioni obbligatorie per la fascia 0-6 anni (non permettendo dunque i richiami previsti dopo i 6 anni), mentre Marche, Umbria e la provincia autonoma di Trento non completano neanche i cicli delle vaccinazioni obbligatorie. In quasi tutto il nord Italia sono sospesi i vaccini agli adulti e quelli per necessità di viaggio, in Piemonte servizio chiuso fino a data da destinarsi. Quadro poco chiaro in Sicilia, con Messina che chiude e Palermo che garantisce solo le prime inoculazioni, mentre in Emilia-Romagna regna la confusione: se a Ferrara ci si può vaccinare e a Bologna sono sospese solo le vaccinazioni legate ai viaggi, a Imola si effettuano solo le pediatriche mentre a Parma accede al servizio solo chi ha già prenotato. Alle limitazioni dell’offerta si sommano inoltre i timori dei genitori, come dimostrano i cospicui cali delle vaccinazioni anche in aree dove il servizio non ha subito restrizioni.

Alla luce di questa panoramica, è fondamentale ribadire l’essenzialità del servizio vaccinale e tutelarlo col massimo sforzo. Le sospensioni, per quanto “male minore”, rischiano di vanificare anni di impegno nei quali sono state salvate milioni di vite. È bene dunque programmare da ora una risposta che rilanci l’approvvigionamento e la somministrazione delle vaccinazioni al termine della pandemia, con la speranza che questa esperienza aumenti il livello di attenzione e la quantità di risorse destinate alla difesa dalle malattie infettive.

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