Il perchè della quarantena

Aggiornato il: apr 21

Cominciamo questo #Quaranteam capendo PERCHE’ siamo chiusi in casa. Molti ormai lo avranno capito, ma ci sono ancora tante persone che ci scrivono che tutto questo allarmismo non è giustificato, che non dobbiamo spaventarci perché è poco più di una banale influenza, che i dati vengono manipolati dalle autorità per spaventarci più del dovuto…


Negli Stati in cui il virus non si è ancora diffuso tanto quanto in Italia, questi pensieri sono ancora più comuni che da noi.


Per comprendere come mai le misure imposte dal governo sono più che commisurate al rischio che stiamo correndo, dobbiamo tornare al 1918, negli Stati Uniti. All’epoca, durante l’epidemia di influenza, la città in cui vivevi poteva fare una grandissima differenza sulla tua probabilità di sopravvivere. Il 18 settembre, nel porto di Philadelphia, in un solo giorno si ammalarono di influenza 500 marinai. Dieci giorni dopo, la città di Philadelphia, nonostante le proteste, decise di non cancellare una grandissima parata cittadina alla quale parteciparono più di 200.000 persone. Da quel giorno i casi di influenza iniziarono a moltiplicarsi, fino ad arrivare, in un solo giorno, a1700 morti. Solo allora il governo decise di implementare le misure di sicurezza necessarie.


Adesso spostiamoci alla città di St. Louis. Nel 1918, negli stessi esatti giorni, si diffuse la stessa influenza di Philadelphia, e il governo cittadino decise di vietareimmediatamentetutti gli assembramenti pubblici, chiudere le scuole, i negozi e applicare tutte le misure che in questi giorni conosciamo bene.


A Philadelphia, dove il governo aveva reagito 14 giorni in ritardo rispetto allo scoppio dell’epidemia, l’influenza presentò un tasso di mortalità di 257/100.000. A St. Louis, la stessa malattia ebbe un tasso di mortalità di 31/100.000. Ecco il grafico dell’andamento dei contagi nel tempo.


Vi ricorda qualcosa?

Esatto, è uguale al grafico che in questi giorni diffondono le autorità per spiegare come mai sono necessarie le misure di contenimento.


Non è tanto il tasso di mortalità della malattia, quanto la sua contagiosità che mette in difficoltà il sistema sanitario, e rischia di lasciare molte persone senza le cure necessarie che servono per uscire dalla malattia.


In questi giorni Regno Unito, Francia, Spagna e molti altri Paesi del mondo si stanno rifiutando di applicare le misure di contenimento applicate in Cina e, in maniera un po’ più blanda, in Italia. C’è chi, come Boris Johnson, pensa che sia meglio lasciar morire molte persone e raggiungere l’immunità di gregge, e chi, come Macron, non vuole sacrificare l’economia del Paese.


Forse, in questa situazione, siamo fortunati a essere in Italia. Impariamo dalla storia.

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