Restrizioni sull'aborto e heartbeat bills negli Stati Uniti

Nei primi mesi del 2019, più di 30 Stati americani hanno introdotto delle leggi volte a limitare la pratica dell'aborto. In particolare, stanno diventando sempre più diffuse le cosiddette "heartbeat bills", passate già in Georgia, Kentucky, Missouri, Mississipi, Ohio e Louisiana, ovvero le leggi che impediscono l'aborto dopo le 6 settimane di vita del feto, quando generalmente il suo cuore inizia a battere. Si tratta di un lasso di tempo entro il quale è raro che le donne si siano già accorte di essere incinte, dunque di fatto rendono impossibile abortire a chiunque. Per non parlare dell'Alabama, che ha vietato di interrompere la gravidanza anche in caso di incesto o stupro, a meno che la salute della madre non sia gravemente a rischio.


Negli USA ci sono storicamente due fazioni rispetto all'aborto: quella Pro-Life, che equipara l'aborto all'omicidio, e quella Pro-Choice, che invece sostiene la possibilità di scelta delle donne se continuare o meno la gravidanza. L'aborto negli Stati Uniti è legale dal 1973, quando si è creato il precedente Roe vs Wade che impedisce agli Stati di vietare l'aborto prima che il feto riesca a sopravvivere fuori dall'utero. Non appena Trump è stato eletto, ha subito promesso di far appello alla Corte Suprema per eliminare questo precedente, e di porre il veto a qualsiasi proposta volta a indebolire la posizione Pro-Life. Ha effettuato infatti enormi tagli a tutte le organizzazioni che si occupavano di ricerca sulle pratiche abortive o della tutela delle donne sottoposte a queste procedure. Di conseguenza, da quando è arrivato Trump i governi di sempre più Stati sono riusciti a proporre e a far approvare delle leggi anti-abortiste.


Finché il precedente di Roe vs Wade rimane in vigore, tutte queste leggi sono in realtà anticostituzionali, e potrebbero essere portate in tribunale ogni qualvolta vengano applicate. Allora perché i Repubblicani continuano ad approvarle? L'obiettivo è quello di creare un vero e proprio movimento che riesca ad acquisire tanta forza da influenzare l'opinione pubblica nel lungo periodo, arrivando infine a condizionare la Corte Suprema. Intanto però, negli Stati repubblicani in cui sono passate queste leggi, le donne incontrano sempre più difficoltà ad abortire: le cliniche che lo permettono sono sempre meno, i prezzi altissimi e le liste d'attesa insormontabili. E alla fine le donne maggiormente penalizzate sono le meno abbienti, che statisticamente compiono più aborti.


New York viaggia invece in direzione opposta: a gennaio ha introdotto una legge che rende possibile l'aborto anche dopo la 24esima settimana di gravidanza e fino al nono mese se la salute della madre rischia di essere compromessa o se il feto è gravemente malato.


Cosa ne sarà del futuro dei diritti delle donne? Per adesso, rimane tutto in mano ai governatori dei singoli Stati.

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