Sistema elettorale proporzionale e maggioritario: cosa cambia?

Negli ultimi tempi in Italia si è parlato molto di riforma della legge elettorale e di conseguenza dei diversi sistemi che possono essere adottati per realizzarla. Si è discusso di proporzionale, maggioritario, turno unico liste bloccate, ballottaggio.   Cerchiamo di un po’ di chiarezza e capire di cosa si tratta, semplificando un po’ una materia che è molto complessa.

I sistemi elettorali presenti nei paesi democratici sono vari, anche con notevoli differenze tra loro, ma possono essere ricompresi in due grandi famiglie: proporzionale maggioritario.

Il modo in cui questi due modelli traducono i voti in seggi è molto diverso.


Proporzionale

Semplificando, il sistema proporzionale assegna a ciascun partito un numero di seggi in parlamento che è in proporzione al numero di voti ottenuti alle elezioni.  Quello che raccoglie il 40% dei voti ottiene il 40% dei seggi, chi conquista il 20% ha la stessa quota di seggi e così via. Questo sistema garantisce la massima rappresentatività, perché fotografa i reali rapporti di forza tra le liste elettorali che si sfidano nelle elezioni. E’ molto democratico, ma ha un grande limite: rende difficile la governabilità. Il proporzionale, infatti, permette di conquistare qualche seggio anche a formazioni di piccole dimensioni, e le spinge a presentarsi alle urne anche per pochi voti provocando così una notevole frammentazione delle forze politiche. Il risultato di norma è che nessuna lista elettorale riesce ad ottenere la maggioranza assoluta. Per arrivarci, dopo le elezioni è necessaria una coalizione di più partiti, che devono mettersi d’accordo, mediare tra i diversi programmi, suddividersi le cariche, con il risultato di avere governi instabili e litigiosi. Per limitare l'eccessiva frammentazione e promuovere l'aggregazione fra forze politiche si adottano dei correttivi, come ad esempio quello di stabilire una soglia di sbarramento, cioè un livello minimo di voti necessari per accedere alla ripartizione dei seggi. L’esempio più famoso è quello tedesco, dove è presente una soglia di sbarramento al 5% per entrare a far parte del Bundestag (il parlamento). Oppure viene previsto il cosiddetto “premio di maggioranza” che assegna un tot di seggi in più al partito che ottiene la maggioranza relativa, per permettergli raggiungere la maggioranza assoluta e governare.

Maggioritario

Il sistema maggioritario, al contrario, favorisce la governabilità, mentre penalizza la rappresentatività. Il principio su cui si basa è infatti quello di premiare chi arriva primo nella competizione elettorale e limitare la rappresentanza delle minoranze. Un esempio tipico di maggioritario è il sistema uninominale a turno unico, in vigore in Gran Bretagna. Il territorio è diviso in tanti collegi quanti sono i seggi da coprire, ogni partito presenta un solo candidato per collegio e quello che prende più voti conquista il seggio. Il sistema in pratica assegna tutti i voti al primo arrivato, anche se vince di un solo voto in più rispetto all’avversario. Questo metodo di fatto taglia fuori tutti i partiti minori e lascia in campo solo quelle due o tre forze che possono aspirate a vincere nei singoli collegi.  Il parlamento che esce dalle elezioni è egemonizzato da pochi partiti e di solito uno di questi ha la maggioranza assoluta necessaria per governare.

Ci sono anche sistemi maggioritari a doppio turno, come in Francia.

Qui per vincere è necessaria la maggioranza assoluta al primo turno, altrimenti si ricorre a una nuova votazione (ballottaggio) fra i due candidati più votati.


Da questi semplici esempi appare evidente l’eterno nodo dei sistemi elettorali: il rapporto tra rappresentanza e governabilità. Una democrazia necessita siano garantiti entrambe: sfortunatamente, si escludono a vicenda. Più si aprono le maglie della rappresentanza, per garantire voce a tutti, più diventa complesso governare. Più più si agisce in senso contrario, per salvaguardare la stabilità dei governi e delle loro maggioranze, più è necessario sacrificare la partecipazione. Per questo motivo ciascun paese adotta delle correzioni che cercano di equilibrare pregi e difetti dei due sistemi elettorali, elaborando dei sistemi corretti, o misti, dei due modelli originari.

In Italia


Nel nostro Paese il sistema elettorale in vigore dal dopoguerra fino al 1993 è stato quello proporzionale classico, che permise la massima partecipazione e rappresentanza di tutte le forze politiche dopo gli anni della dittatura fascista.  Come conseguenza di questa scelta abbiamo avuto una lunga serie di governi di coalizione nei quali la Democrazia Cristiana, il partito che ha sempre avuto la maggioranza relativa in Italia, per raggiungere la maggioranza assoluta si alleava con le altre formazioni di centro o della sinistra moderata (Partito Liberale, Partito Repubblicano, Partito Socialista, Partito Socialdemocratico). Nascevano così governi piuttosto instabili, litigiosi, di breve durata.

La situazione cambiò nei primi anni Novanta con la crisi del vecchio sistema politico basato sulla spartizione del potere tra i partiti (partitocrazia), travolto dagli scandali e della corruzione di Tangentopoli.


Nel 1993 fu approvata la legge Mattarella (il c.d. Mattarellum, proposta dall’attuale Presidente della Repubblica) che, su impulso di un referendum del 1991 a favore del sistema maggioritario, introdusse per la prima volta in Italia un sistema elettorale misto, così concepito:

  • maggioritario uninominale a turno unico per i tre quarti dei seggi del Senato e i tre quarti dei seggi della Camera;

  • proporzionale per l'assegnazione del rimanente 25% dei seggi di Camera e Senato.


Questa riforma in senso maggioritario permise lo sviluppo in Italia di una forma di bipolarismo, basato sulla presenza di due partiti o coalizioni contrapposte, una di centrodestra e l’altra di centrosinistra, favorendo in linea di principio l'alternanza di governo sul modello delle altre maggiori democrazie occidentali. Nel 2005 (legge Calderoli, detta Porcellum) fu introdotta una nuova legge elettorale: un sistema proporzionale corretto con un cospicuo premio di maggioranza che nel 2013 la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale in alcune sue parti. Dal 2017 è in vigore un sistema elettorale misto, ribattezzato Rosatellum bis: in ciascuno dei due rami del Parlamento il 37% dei seggi è attribuito con un sistema maggioritario uninominale a turno unico, mentre il 61% degli scranni viene ripartito fra le liste attraverso un meccanismo proporzionale.

Spesso si torna a parlare di riformare il sistema elettorale: qualche mese fa l’ha fatto Salvini, che proponeva di passare al maggioritario, in modo da poter ottenere più seggi in parlamento e riuscire così a governare con il suo 34% di preferenze.


Per il momento ovviamente non se ne sta più parlando, ma quando tornerà il momento sarete preparati a elencare i pro e i contro di ognuno!

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