Un post su una tampon tax

Questa settimana è stato presentato un emendamento del decreto fiscale sull’abbassamento dell’Iva sugli assorbenti dal 22% al 10% . La questione è riuscita a unire maggioranza e opposizione: è stata firmata da Laura Boldrini e poi sottoscritta da 32 deputate, provenienti da ogni angolo della Camera. L'emendamento è stato prima dichiarato dalla commissione Finanze alla Camera come "inammissibile", per poi venire reinserito. Adesso sta al Parlamento decidere se inserirlo o meno nella manovra. Ma come mai l'Iva sugli assorbenti fa tanto discutere?

Da diversi anni si protesta contro al fatto che siano tassati come beni di lusso (cioè al 22%), sebbene siano irrinunciabili per le donne per quasi metà della loro vita. Quello che fa discutere è che altri prodotti in commercio, come il tartufo e l’antiquariato (che beni primari proprio non sono) si vedano invece applicata l’Iva del 5%, per proteggere determinate categorie di commercianti e produttori. Il problema sono le coperture: lo Stato fatica a trovare i 65 milioni l’anno che servirebbero a coprire l'abbassamento dell’Iva. A poco servono le continue petizioni e proteste che pretendono che il problema della tampon tax venga preso con maggiore serietà.

Nel 2006 una direttiva del Consiglio europeo ha consigliato a tutti gli Stati membri di applicare una minore tassazione per i prodotti igienici femminili: Francia, Olanda, Belgio e Gran Bretagna hanno diminuito l'aliquota, mentre l’Irlanda l’ha totalmente abolita. In Italia invece ogni anno scatta la polemica.

Alcuni controbattono che gli assorbenti igienici non siano ecologici. Questo è vero, ma non coglie il punto della questione: anche la famosa “coppetta” è tassata al 22%, nonostante sia la scelta più ecologica disponibile sul mercato. È anche vero che pochi euro al mese non fanno una differenza così grande sul bilancio complessivo di una famiglia, ma non è questo il criterio che determina quali prodotti debbano essere tassati al 22, quali al 10 e quali al 5%. Se così fosse, dovremmo detassare solo i prodotti particolarmente costosi, e applicare aliquote più alte a tutti quelli economici. Anche questo non è il punto della questione.


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